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Sicuramente appassionati di Judo, innamorati di questa fantastica disciplina la quale ci ha preso il cuore, lo spirito e anche il corpo |
Il
Gruppo JUDO TRADIZIONALE nasce all'interno della
UISP, principalmente nelle Marche, dove da
alcuni anni si organizzano stage, attività, gare
e competizioni di Judo Tradizionale.
Nelle
Marche, attualmente oltre 10 palestre della UISP organizzano attività di Judo Tradizionale. Anche in altre parti d'Italia qualcosa si
sta muovendo in direzione di una riscoperta del
Judo originale e dei suoi VALORI.
Chi
vuole aderire al Gruppo Judo Tradizionale, può
inviarci una e-mail (info@judotradizionale.com) e chiedere di
essere informato sulle nostre iniziative. VEDI
PAGE HOME "ADESIONE" |
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Il lavoro con il settore
giovanile è imperniato sia sullo studio della
pratica dello judo, sia sul miglioramento delle
qualità fisiche ed atletiche dei ragazzi,
confermando così la completezza di questo sport
sempre più consigliato dai pediatri come sport
educativo e propedeutico alla
crescita.
Inteso come strumento
educativo, oltre che come attività della mente e
del corpo, il Judo conserva e persegue quei
valori quali l'umiltà, la generosità, il
sacrificio e il coraggio. Nel Judo infatti vi si
riconosce uno sport altamente formativo della
personalità dei giovani, che acquisiscono
attraverso la pratica autostima e
concentrazione, capacità di confrontarsi con gli
altri, ma sempre secondo un codice di rispetto
dell'individuo e del gruppo.
Proponiamo
una visione del judo e dell'educazione come
avventura verso il cambiamento e realizzazione
delle proprie potenzialità e qualità sociali,
cognitive, affettive e motorie. Questo al di
fuori di logiche produttivistiche e legate
esclusivamente al risultato, in controtendenza
con un tipo di educazione basata ancora sul
condizionamento e
l'addestramento.
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| d i d a t t i c a |
Il gioco è una componente essenziale della didattica in quanto è un’esigenza essenziale per il bambino.
La didattica del gesto tecnico deve essere graduata a secondo dell’età, in modo da evitare, soprattutto nelle fasi iniziali dello sviluppo del bambino, schematizzazioni troppo rigide che potrebbero pregiudicare l’aspetto ludico.
Opprimere il bambino con schemi di allenamento eccessivamente monotoni e stereotipati può provocare un calo della motivazione e della partecipazione spontanea dell’allievo.
Deve tener conto ed integrarsi con lo sviluppo psicomotorio dell’allievo.
E’ necessario conoscere attraverso l’osservazione il livello di sviluppo del bambino.
Oltre a prendere in considerazione le motivazioni che possono aver indotto alla pratica di questo sport, l’insegnante dovrebbe cercare di comprendere le caratteristiche individuali dei propri allievi. |
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| A P P R E N D I M E N T O E G I O C O |
Poca attenzione è stata dedicata al valore psicologico del gioco nella dimensione di apprendimento.
L’attività ludica, durante l’età evolutiva dell’uomo e di alcuni animali, è la forma più naturale e spontanea di socializzazione.
L’attività ludica inizia quando il bambino prende coscienza dell’esistenza delle persone e delle cose che lo circondano.
Alcune ricerche etologiche e psicologiche suggeriscono che il gioco è un potente mediatore per attivare apprendimento in ogni periodo della vita, che esso stimola la formazione della personalità, che prepara ad assimilare regole e migliora l’integrazione sociale. |
Il gioco, oltre ad essere ambito di sviluppo della creatività, migliora il processo di apprendimento, anzi, è spesso sinonimo di aaprendimento, perchè comporta l'attivazione dei piani: motorio, emotivo, intellettuale, relazionale e sociale.
I giochi, sia intellettuali si amotori individuali o di gruppo, contribuiscono alla formazione cognitiva e attivano l'evoluzione affettiva ed umana del fanciullo, così possono essere utilizzati come strumento per motivare apprendimenti formativi nel bambino.
Il GIOCO, quindi è uno strumento, strumento per l’apprendimento globale.
Il fine è l’EDUCAZIONE.
L’attività educativa è soprattutto la produzione di rapporti significativi, veicolati attraverso la corporeità, non soltanto la trasmissione di semplici nozioni.
È, per lo più, l’instaurarsi di rapporti e di relazioni significative attraverso le quali si costruiscono competenze che preparano alla capacità di operare delle scelte. |
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L’insegnamento e l’apprendimento di giochi e movimenti sono il luogo d’incontro tra conoscere e fare, tra essere ed esprimere, tra possedere e condividere, tra stare assieme e co-costruire.
Il bambino trae le competenze dalle esperienze quando riesce a comprendere cosa succede e le riporta nel concreto. Ad esempio, non riuscirà ad imparare ad andare in bicicletta se prima non avrà provato, neanche se sapesse a memoria tutte le sequenze ed i meccanismi o avesse visto filmati su come si va in bicicletta.
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L’idea di introdurre il gioco nel campo educativo risale a Rousseau. Prima di lui la scuola era concepita solo per un lavoro serio e disciplinato, dove l’allievo doveva imparare a memoria determinate nozioni e acquisire determinati comportamenti, in un clima di severità, ubbidienza e distacco, ottenuto anche a costo di punizioni fisiche.
Il GIOCO quindi è finalizzato ad apprendere, l’idea è di far progredire il bambino nelle sue competenze, fargli capire “come si fa” e far si che sia lui a trovare le “soluzioni” di fronte a piccoli e grandi problemi. Lo SPORT ha questa caratteristica-opportunità: dà la possibilità di apprendere soluzioni, facilitare gli apprendimenti motori e intellettivi.
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Quando ci si accorge che il bambino ha bisogno di giocare con cose più agganciate alla sua vita quotidiana, si capì che i giochi imposti dall’insegnante ostacolavano la spontaneità e l’iniziativa individuale.
Il bambino non conosce ancora le sue possibilità e i propri gusti. È giusto perciò che proceda non a programmi, (come facciamo noi adulti), ma a tentativi. Egli è certo più incostante di noi adulti: quando qualcosa diventa troppo ardua o impegnativa e soprattutto quando scopre (anche improvvisamente) che tale attività non lo interessa più, la abbandona.
Secondo gli psicologi dell’apprendimento più è complessa la tecnica da apprendere, minore è la motivazione per un rapido apprendimento (legge di Yerkes-Dodson). |
Il gioco può, pertanto, fornire i mezzi per ridurre un eccesso di tensione e di frustrazione.
L’attività ludica implica funzioni come l’attualizzazione di sogni e desideri, la preparazione, l’obbedienza ad un determinato sistema di regole, quindi: norma, progetto, addestramento ma anche divertimento.
Attraverso le “attività libere” del bambino, l’adulto può rendersi conto delle attitudini personali, delle doti, della costanza e dell’applicazione del bambino.
Quando nel gioco si privilegia la creatività e si evita la ripetitività e la mera esecuzione, si sviluppa la crescita emotiva e cognitiva, si creano personalità che non eseguono pedissequamente ordini. |
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| Viale Verdi, 39/A - Jesi - Tel: 0731.213090 - Fax: 0731.207961 - email: info@judotradizionale.com |
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